Discernere vuol dire capire: IV e P2013

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di Paolo Luca Bernardini

paolo-bernardiniDiscernere, da cui “discretum”, vuol dire, innanzitutto, separare, concettualmente, ovvero identificare un concetto, separandolo dai concetti differenti. Per raggiungere l’indipendenza, del Veneto, o della Lombardia, o della Sardegna, occorre utilizzare innanzi tutto il cervello. Personalmente, so usare solo quello, ahimè il ricorso alle armi mi par risibile e miserabile, mi perdonino tutti i frustrati che parlano di fucili senza distinguere un cane da un calcio. Poiché si è scelta la via referendaria, ovvero democratica, ovviamente entra in giuoco un secondo concetto, o meglio categoria, a fianco di quello dell’autodeterminazione dei popoli (che si possono benissimo autodeterminare senza ricorrere alla strumento democratico, ma incorrendo, vedi Kosovo, in tutta un’altra serie di problematiche). Da una parte, l’auspicabile indipendenza. Ed ecco che vi è un movimento forte, ormai diversificato e strutturato, cui peraltro appartengo, che vuole SIA il referendum, SIA l’indipendenza. Benissimo, è giusto che vi sia. Però, nel momento in cui entra in giuoco la categoria “democrazia”, vi può ben essere chi omaggia tale idea, nel momento in cui tale democrazia è ormai ampiamente violata in Italia; ma costei o costui, magari, non desidera che il Veneto diventi indipendente. Da qui plebiscito2013. Mentre IV, Veneto Stato, e altri movimenti minori si pongono come fine l’ottenimento (per via referendaria) dell’indipendenza, plebiscito2013, e altri comitati che auspicabilmente si formeranno, si pongono come obiettivo la realizzazione di uno dei supremi strumenti di democrazia, il referendum popolare, ovvero il ricorso alla democrazia diretta, o e non alla sua forma ampiamente caricaturale, che è la democrazia rappresentativa. Da liberale classico, ho in sospetto la democrazia, ma soprattutto nella sua forma rappresentativa. Il classico dilemma democratico, due lupi e un agnello decidono cosa mangiare a cena, e votano a maggioranza assoluta (e l’agnello s’avvia mestamente al forno, in compagnia di patatine e origano), o piuttosto, tre uomini in barca votano su chi rema, e due, accordandosi tra loro, votano perché remi solo e sempre un terzo, sono esempi che catturano la fantasia, ma è una fallacia in logica.
Ovvero, se quella non sarà l’ultima cena dei lupi, la sera dopo dovranno mangiarsi tra di loro; se la barca dovrà navigare a lungo per raggiungere una meta, morto dalla fatica il povero rematore di minoranza, i due sfaticati rimasti dovranno pur remare, dal momento che il sistema del voto di maggioranza esiste solo in situazioni di numeri dispari. Se no affonderanno miseramente.

Dunque, IV e P2013 sono due strumenti differenti per l’ottenimento di due scopi parzialmente coincidenti. Perché ci potrà ben essere chi è favore del referendum, e contrario all’indipendenza. Mentre IV chiaramente raccoglie chi è favore dell’indipendenza, e vede come MEZZO, e non come FINE, il referendum.

Se il Signore ci ha dato il cervello, ci chiede anche costantemente di usarlo. E non stiamo parlando di equazioni di analisi superiore, non è un X alla 7 uguale O, non si tratta di spazi a sette dimensioni. Si tratta di banalissima, stupidissima logica, che solo chi ama rimestare nel torbido, e in cuor suo pensa che non si arriverà ad una meta collettiva, perché nella vita non ha mai raggiunto uno e una sola meta individuale, può far finta di non capire.

Quindi, personalmente, sono lieto di essere socio fondatore di IV, credo ampiamente in Luca Azzano, Alessio Morosin, Lodovico Pizzati e gli altri, e allo stesso tempo sono testimonial tra i primi o il primo di plebiscito2013, forse perché, diciamo così, i miei genitori sono nati in una dittatura nel 1936 e io sto invecchiando in un’altra nel 2013. E la storia deve pur andare avanti, in qualche modo. Sarò ovviamente felicissimo se il Veneto otterrà l’indipendenza, ma anche se otterrà il referendum, ovviamente, e poi la maggioranza dei Veneti sceglierà di stare in Italia. Potrò non condividere la loro scelta, emigrare, o rimanere, ma al popolo muto sarà stata data finalmente la parola, ed avrò dunque, e non certo piccola, la mia quota di felicità.

6 risposte a “Discernere vuol dire capire: IV e P2013”

  1. MMarco scrive:

    stampo e incornicio. è un testo splendido.
    grazie

  2. FrancescoW scrive:

    E’ giusto che ci sia IV un partito e il comitato Plebiscito 2013. Quest’ultimo è utile ad aggregare soprattutto politici di altri partiti ed esponenti della società civile che sostengono il referendum o financo l’indipendenza.
    Spero che Alessio Morosin e Luca Azzano Cantarutti, due persone che tutti stimiamo, aderiscano presto al comitato. Il loro impegno è fondamentale.

  3. fabrizioc scrive:

    Quoto, spero nel popolo muto…di dire SI

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