IL PLEBISCITO DIGITALE SEGUE IL “METODO BERTOLISSI” PER DARE LA VOCE AI CITTADINI VENETI

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Piena legittimità internazionale e rispetto delle leggi dello stato, la nuova proposta di Plebiscito2013 è la soluzione perfetta per far nascere la nuova Repubblica Veneta

pb2013Domenica scorsa a Verona abbiamo anticipato la nuova proposta istituzionale per l’indizione del Plebiscito Digitale per l’indipendenza del Veneto.

Essa verrà proposta a tutti i Comuni del Veneto per l’approvazione attraverso una deliberazione di Giunta Comunale, oppure di Consiglio Comunale laddove sia necessario un preventivo passaggio politico più condiviso (ad esempio nei comuni dove ancora non è stato approvato il sollecito all’approvazione della proposta di legge regionale 342).

Andiamo nel dettaglio a vedere alcuni punti cardine che caratterizzano la proposta, prima di renderla pubblica nei prossimi giorni.

Il Plebiscito Digitale è nel solco della piena legittimità internazionale

Essa si basa infatti su un sistema di votazione elettronica (nota anche come e-voting e comprendente il voto in linea), che rappresenta un metodo, di utilizzo oramai consolidato nel mondo, che si basa sulle tecnologie elettroniche ed informatiche, sia per esprimere il voto, sia per il conteggio delle preferenze.

La prassi contempla varie applicazioni di votazione elettronica: ad esempio tramite postazioni dedicate, oppure per mezzo di Internet, o anche per telefono, per mezzo di schede perforate, sistemi a scansione ottica o sistemi informatici di varia architettura.

Tale pratica è molto diffusa anche in ambito privato: nel 2007 la Commissione Europea ha varato la Direttiva 2007/36/CE (Shareholders Rights Directive) che consente l’esercizio del diritto di partecipazione e voto remoto nel corso delle assemblee degli azionisti. Tale direttiva europea ha permesso alle associazioni di azionariato critico e alle associazioni di rappresentanza degli azionisti di utilizzare il voto on line, nonché di farlo conoscere come nuovo strumento di partecipazione alle decisioni ed espressione della volontà dei soci.

I sistemi di votazione on line sono utilizzati in molte nazioni moderne, sia in ambito privato, sia in ambito pubblico. Negli Stati Uniti d’America, Regno Unito e in particolare in Estonia fin dal 2005, il voto via Internet è stato utilizzato anche nelle elezioni politiche e nei referendum. In Svizzera i referendum locali via Internet sono una pratica ormai consolidata, i votanti ricevono la password per accedere alla scheda elettorale, per mezzo del servizio postale. In Estonia molti elettori, se preferiscono, possono votare via Internet sia alle elezioni locali, sia parlamentari.

In linea generale, quindi, il voto tramite Internet si inserisce nella piena legittimità internazionale, considerato l’ormai consistente numero di Paesi che lo hanno adottato.

Il Plebiscito Digitale rispetta il diritto interno italiano

Per quanto riguarda le elezioni politiche e i referendum in Italia, la mancanza di una normativa in materia permette di affrontare una sperimentazione di voto elettronico su un tema che attiene alla libera espressione, senza entrare in contrasto con il diritto interno e quindi oltrepassando i problemi procedurali che finora hanno impedito al Consiglio Regionale del Veneto di approvare il progetto di legge regionale 342 del 2013 sull’indizione di un referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto.

Il vuoto legislativo italiano in tema di votazione elettronica solleva inoltre le rappresentanze istituzionali da doveri organizzativi, in merito alla convocazione di comizi, preparazione di seggi elettorali, convocazione di scrutatori e altri vincoli operativi e normativi che costituiscono un ostacolo evidente nell’indizione di una consultazione popolare tradizionale e che finora ha inibito la decisione politica in seno al Consiglio Regionale, oppure, secondo l’opinione di molti osservatori, ha costituito una facile scusa per non decidere alcunché.

Il Plebiscito Digitale è a costo zero

Tali obblighi legislativi hanno finora costituito un ostacolo politico anche per quanto riguarda il costo organizzativo per l’indizione del referendum di indipendenza, di fronte al quale molti politici hanno paventato il rischio di danno erariale con levata di scudi contro lo spreco di denaro pubblico. In questa sede è quasi superfluo far notare che anche tali eccezioni sono risibili e non giustificate, ma in ogni caso grazie al Plebiscito Digitale non vi sarà alcun problema anche in tal senso, potendo invece dedicare le risorse economiche alla comunicazione dell’iniziativa a tutti i cittadini veneti.

La sua economicità, libera risorse per meglio comunicare come votare nel Plebiscito Digitale

La maggiore disponibilità di risorse economiche destinate alla comunicazione di massa ai cittadini veneti risolve inoltre anche i dubbi sollevati da diversi osservatori circa la diffusione limitata di mezzi digitali e di internet presso la popolazione: da un lato la comunicazione che verrà predisposta contribuirà a colmare tale divario di alfabetizzazione digitale, dall’altro sarà possibile supplire al cosiddetto “digital divide” tramite la messa a disposizione di postazioni internet già esistenti nei comuni, come ad esempio nelle biblioteche, con l’ausilio di volontari che aiutino le persone meno abituate al mezzo digitale. Tali volontari potranno essere, ad esempio, gli stessi scrutatori volontari già attivati a supporto del referendum per l’indipendenza da svolgersi in modo “tradizionale”. Per supplire alle carenze, o alla eventuale mancanza di disponibilità da parte dei comuni, potranno anche essere messe a disposizione postazioni internet su base volontaria privata.

Come si realizzerà il Plebiscito Digitale

Da un punto di vista procedurale, il Plebiscito Digitale inoltre non richiede per la propria indizione che sia indetto da TUTTI i comuni del Veneto. Per legge, le liste elettorali dei comuni sono infatti disponibili per ragioni statistiche e grazie a ciò sarà possibile permettere l’inizializzazione della piattaforma informatica.

La piattaforma internet utilizzata per l’espressione del voto sarà realizzata dal Comitato Referendario Plebiscito2013 (che ha la fortuna di aver al proprio interno le competenze tecniche necessarie e una profonda conoscenza architetturale digitale), che la metterà a disposizione del Comune e dei cittadini senza alcun onere a carico del Comune.

Il codice sorgente della piattaforma, sviluppata in modalità “open source”, sarà depositato presso apposito centro di ricerca internazionale (come ad esempio l’Istituto Fraunhofer di Berlino, o altri) e ogni comune potrà nominare un proprio incaricato che potrà avere accesso alla piattaforma per verificare il corretto andamento delle operazioni di voto, al controllo dei codici sorgenti depositati della piattaforma Internet e la verifica degli stessi in qualsiasi istante.

I costi dell’operazione, non a carico dei comuni, sono rappresentati dallo sviluppo della piattaforma internet e delle schede contenenti i codici segreti nominali per ogni cittadino veneto per poter votare. Si tratta di costi molto limitati rispetto a una consultazione referendaria tradizionale, il cui finanziamento avverrà tramite donazioni private.

Il Plebiscito Digitale è innovativo e segue il metodo “Bertolissi”

L’operazione Plebiscito Digitale permetterà alla nuova Repubblica Veneta di nascere nella modalità più innovativa mai concepita nella storia, permettendo ai veneti di entrare nel mondo moderno dalla porta principale, come si conviene a chi nella storia ha sempre rappresentato un faro di civiltà.

Infine, il Plebiscito Digitale incontra, anche da un punto di vista giuridico e politico, l’opinione espressa dall’ill.mo Prof. Mario Bertolissi, che nella conclusione della sua relazione giuridica prodotta in seno alla Commissione Giuridica Regionale sulla Risoluzione 44, per quanto attiene al “da farsi” ha suggerito proprio di procedere in tal senso.

Pertanto, il Plebiscito Digitale è “complementare” e “integrativo” e non di certo “alternativo” all’azione politica in corso nel Consiglio Regionale con la discussione sulla proposta di legge 342. La Regione Veneto potrà fare propria tale iniziativa, in ogni momento, con grande apertura e soddisfazione di tutti. Nel frattempo, noi di sicuro non ci fermiamo e dalla prossima settimana comincerà il tam-tam presso tutti i Comuni del Veneto, le Repubbliche Territoriali che daranno il via all’operazione istituzionale del Plebiscito Digitale per l’indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Plebiscito2013

5 risposte a “IL PLEBISCITO DIGITALE SEGUE IL “METODO BERTOLISSI” PER DARE LA VOCE AI CITTADINI VENETI”

  1. mmarco scrive:

    sarebbe cosa buona e giusta girare tutto il progetto all electronic frontier foundation (eff.org) , di solito si battono per l opensource, diritti digitali, trasparenza… potrebbe esser un supporto notevoel da questo ente terzo nel avere un e-voting a prova di critiche.

    torno a suggerire le modailà simili all estonia ovvero pubblicazione della parte possibile in opensource su piattaforma pubblica GIT

    (possibile ovvero lato client, non quello che convalida i login che ovvio deve sertare segreto o ispezionato SOLO da ente certificatore superpartes)

  2. bene, bene – sono ignorante di tali meccanismi, ma sarà anche per me, sessantanovenne inoltrato ! l’occasione buona per fare un salto di qualiità informatica e per conoscere molti termini tecnici ( che peraltro non userò mai, forse).

    QUINDI AVANTI CON LA VOTAZIONE DIGITALE !!!!!!!!!!!

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